Metodo Montessori in Italia

A mio avviso, la scuola dovrebbe essere un pò più permissiva (ma non troppo).

In Italia il metodo Montessori è spesso evocato, citato, talvolta idealizzato. Ma nella pratica resta marginale, confinato a poche scuole pubbliche sperimentali e a un numero limitato di istituti privati. Una contraddizione evidente, considerando che Maria Montessori è una delle pedagogiste italiane più conosciute e studiate nel mondo.
Una delle obiezioni più ricorrenti al metodo è che sarebbe “troppo permissivo”. Un giudizio che, a ben vedere, nasce spesso da un equivoco: permissività non significa assenza di regole. Nel metodo Montessori le regole esistono, ma sono interiorizzate attraverso l’esperienza, l’autonomia e la responsabilità, non imposte solo dall’alto. È una differenza sostanziale, ma spesso semplificata fino a diventare uno slogan.
Va detto con chiarezza: la scuola italiana non è “sbagliata”, né gli insegnanti sono il problema. Al contrario, molti docenti lavorano in condizioni difficili, con classi numerose, programmi rigidi e poche risorse. Proprio per questo, però, sorprende che il sistema fatichi ad accettare modelli educativi alternativi, anche quando non si pongono in contrasto con gli obiettivi formativi nazionali.
Il metodo Montessori non promette miracoli e non è adatto a ogni contesto senza adattamenti. Richiede formazione specifica, spazi adeguati, tempi diversi. Ma ridurlo a una caricatura “lassista” impedisce un confronto serio su cosa significhi educare oggi: autonomia, motivazione, rispetto dei tempi individuali, capacità di scegliere e di assumersi responsabilità.
In molti Paesi il metodo Montessori è studiato e applicato senza che questo venga vissuto come una minaccia alla scuola tradizionale. In Italia, invece, ogni discussione pedagogica sembra trasformarsi rapidamente in una contrapposizione ideologica: disciplina contro libertà, rigore contro caos, tradizione contro innovazione. Una semplificazione che non aiuta nessuno.
Forse il punto non è stabilire quale metodo sia “migliore”, ma chiedersi perché il nostro sistema scolastico faccia così fatica a sperimentare, valutare e integrare approcci diversi. Non per smantellare ciò che funziona, ma per arricchirlo.
Riconoscere i limiti del modello attuale non significa delegittimare la scuola. Significa, al contrario, prenderla sul serio. Montessori non è una religione pedagogica

Ed io, da libertario paladino della giustizia, sono decisamente favorevole ad un maggior uso del metodo montessoriano in tutte le scuole del mondo. Secondo me, se fosse applicato, sarebbero anche di meno i ragazzi che abbandonano gli studi dopo i 16 anni. Nella mia classe non è successo (anche io mi sono trovato bene ed ho ottimi ricordi), ma so che non è un fenomeno raro

Commenti

  1. Il vero problema sembra essere la difficoltà del nostro sistema a sperimentare senza trasformare tutto in una guerra ideologica. Integrare approcci diversi non significa distruggere la scuola, ma migliorarla.

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    1. Io sono d'accordo con la necessità di adottare il metodo più adatto alla situazione. È vero che la scuola italiana è spesso troppo rigida su posizioni anche errate.
      E purtroppo ho anche potuto constatare, con la mia esperienza, che ci sono insegnanti preparati che sanno far bene il proprio lavoro e lo fanno con passione, ma ce ne sono anche tanti incompetenti, che vanno a scuola solo per portarsi a casa uno stipendio, senza alcun interesse per la crescita dei ragazzi.
      Ci sono tante cose da migliorare. Credo che un buon punto di partenza sarebbe comprendere che la scuola dovrebbe avere lo scopo di far crescere gli studenti, sia da un punto di vista personale che nelle conoscenze, e in questo momento ciò mi pare che non accada sempre. Potremmo cominciare dal qui e poi, con questo scopo, analizzare le metodologie più adatte ai diversi casi, con ragionevolezza e attenzione agli studenti e al loro bene.

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