"Morbo K" e la storia riscritta

Il 27 e 28 gennaio viene trasmessa Morbo K, la miniserie che racconta la vicenda del professor Giovanni Borromeo, primario del Fatebenefratelli e riconosciuto Giusto tra le Nazioni. Durante il rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943 riuscì a salvare numerosi ebrei inventando una falsa malattia contagiosa, il cosiddetto “morbo K”, per nasconderli nei reparti dell’ospedale.

Una storia vera, importante, che merita di essere conosciuta.

C’è però un aspetto che lascia perplessi. Nella fiction vediamo i nazisti come esecutori della violenza: rastrellamenti, minacce, abusi, uccisioni. Vediamo gli ebrei come vittime di un progetto criminale, quello della Shoah. Quello che invece si vede appena – o quasi per nulla – è il ruolo del fascismo italiano.

Eppure la persecuzione non nasce dal nulla nel 1943. Le leggi razziali del 1938 furono promulgate dal regime fascista italiano, e la macchina statale – inclusa la polizia – collaborò in modo concreto alla cattura e alla deportazione degli ebrei, a Roma come nel resto del Paese. Lo stesso sceneggiatore ha riconosciuto che senza un supporto interno i nazisti non avrebbero potuto agire con quella efficacia.

Nella serie, invece, la presenza fascista è ridotta a poche figure marginali, quasi caricaturali, e la responsabilità storica complessiva appare attenuata. È una scelta narrativa che, soprattutto in un prodotto trasmesso nel Giorno della Memoria sulla principale rete pubblica, solleva più di una domanda.

Raccontare la Shoah in Italia senza chiarire fino in fondo il coinvolgimento del regime fascista e delle sue strutture rischia di offrire una rappresentazione incompleta, se non fuorviante, degli eventi. Non si tratta di togliere spazio al coraggio di chi salvò vite – che resta indiscutibile – ma di evitare che la storia venga semplificata al punto da assolvere, anche solo indirettamente, chi ebbe responsabilità reali.

La memoria, per essere tale, ha bisogno di precisione, non di zone d’ombra comode.

Firmato: il “paladino della giustizia”

Commenti

  1. Ovviamente: il paladino che ha firmato questo post è sempre il sottoscritto

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