Omicidio di Youssef Abanoub
La morte di Youssef Abanoub è una ferita che interpella tutti.
Non serve cercare slogan o capri espiatori: serve verità, rispetto e responsabilità.
Quando un ragazzo perde la vita, la priorità assoluta è l’accertamento rigoroso dei fatti, nel rispetto della legge e delle persone coinvolte. Solo la giustizia, non l’odio né il tifo, può dare risposte credibili.
Questa vicenda richiama però anche un dovere più ampio: la scuola deve essere un luogo sicuro, capace di prevenire l’escalation dei conflitti, di intercettare il disagio, di non voltarsi dall’altra parte quando emergono segnali di violenza.
Ricordare Youssef significa pretendere che nessuna vita venga considerata sacrificabile, che ogni episodio venga affrontato con serietà e che la prevenzione non sia solo una parola nei regolamenti.
Il rispetto per chi non c’è più passa dalla sobrietà, dalla verità dei fatti e dall’impegno affinché tragedie simili non si ripetano.
verità, rispetto e responsabilità è uno slogan e il resto che scritto sono parole vuote da Pamflone spettacolizzato solito con AI,
RispondiEliminaUna nuova morte fresca da dare in pasto al circo mediatico e farne gossip morboso mancando di rispetto alla famiglia della vittima che trova nome e cognome anche nel titolo urlato a grandi lettere senza decenza e senza tatto, dopo tanta cronaca dannosa non ancora si è imparato un minimo e allora avanti a farne omelia e pontificare ognuno con la propria giusta verità dicendo come fare e niente di più per ritrovarci di nuovo a ripetere lo stesso sbaglio dimenticato, se ci si erge come paladini della giustizia almeno ci si riempie la bocca di tante paroline fatate per gonfiare il petto e credersi grandi e compensare per quei 10 minuti di gloria e notorietà.
RispondiEliminaAccolgo le critiche, ma questo spazio non intende alimentare polemiche personali né spettacolarizzare una tragedia.
EliminaIl post ha l’unico scopo di richiamare sobrietà, rispetto dei fatti e responsabilità istituzionale.
Commenti che attribuiscono intenzioni o finalità non espresse non contribuiscono al confronto.
In passato ho usato il termine “paladino” in senso etico e personale, non come autocelebrazione né come ruolo pubblico.
EliminaIn questo post, però, non c’è alcuna pretesa di “giusta verità”, né volontà di spettacolarizzare: c’è solo l’invito alla sobrietà, al rispetto dei fatti e alla responsabilità.
Su questo piano il confronto resta aperto.