Quando il rapporto tra lavoro e laurea era meno burocratico

Negli ultimi decenni i requisiti di accesso a molte professioni sono cambiati.
In numerosi casi, attività che in passato non richiedevano una laurea oggi prevedono un titolo universitario o lo rendono di fatto necessario.
Questo non è un giudizio negativo sull’università.
L’università svolge un ruolo essenziale nella formazione, nella ricerca e nella trasmissione del sapere.
Il punto è semplicemente osservare un cambiamento e porsi una domanda legittima: il titolo di studio coincide sempre con la competenza, l’intelligenza o il valore di una persona?
Lo scrivo chiaramente: sono laureato, ma non mi sento una persona più importante di prima.
E so anche che, in alcuni casi, la laurea da sola non basta a garantire preparazione, equilibrio o capacità professionale.
Di seguito un elenco di professioni che, in passato, erano accessibili senza laurea e che oggi, in molti contesti, la richiedono o la privilegiano fortemente.
L’elenco è descrittivo, non valutativo, e non pretende di essere esaustivo.

Infermieri
Ostetriche
Maestri elementari o d'infanzia
Educatori
Assistenti sociali
Fisioterapisti
Logopedisti
Tecnici di radiologia
Tecnici di laboratorio biomedico
Dietisti
Podologi
Igienisti dentali
Archivisti
Bibliotecari
Restauratori
Geometri
Periti industriali
Periti agrari
Tecnici ambientali
Tecnici della prevenzione
Educatori professionali
Operatori dei beni culturali
Tecnici informatici
Programmatori
Sistemisti
Web designer
Grafici
Fotografi professionisti
Giornalisti
Redattori
Traduttori
Interpreti
Assistenti di produzione
Tecnici del suono
Tecnici luci
Montatori video
Operatori televisivi
Tecnici cinematografici
Disegnatori tecnici
Cartografi
Urbanisti junior
Tecnici catastali
Responsabili di magazzino
Project manager
Formatori aziendali
Responsabili delle risorse umane
Educatori sportivi
Allenatori
Istruttori
Mediatori culturali
Operatori turistici
Guide turistiche
Conservatori museali
Assistenti alla comunicazione
Tecnici della sicurezza
Operatori sociosanitari (con mansioni oggi più qualificate)
Coordinatori di servizi
Responsabili di comunità
Animatori culturali
Operatori del terzo settore

La presenza di una laurea non rende automaticamente una persona migliore, così come l’assenza di un titolo non implica minore intelligenza o minore competenza.
Esperienza, formazione continua, capacità relazionali e senso di responsabilità non coincidono sempre con un percorso formale.
Il rischio di una lettura semplificata è quello di rafforzare l’idea che chi ha meno titoli sia “meno” in senso generale.
Questa associazione non aiuta né il mondo del lavoro né il dibattito pubblico.
Riconoscere il valore dello studio non significa confondere i titoli con il valore umano.
Le persone vengono prima dei percorsi formativi, e il rispetto non dovrebbe dipendere da un curriculum.

Ma poi... perchè in Italia un ministro può non essere laureato ed un amministratore di condominio non più?

Questo post non afferma che “la laurea sia inutile”, né che “prima fosse meglio”. Sono pensieri che non mi appartengono proprio.
Non sostiene che chi ha una laurea sia privilegiato o colpevole, né che chi non ce l’ha sia penalizzato a torto in ogni caso.
Si limita a descrivere un cambiamento storico e a porre una domanda generale sul rapporto tra titoli di studio, competenze e percezione sociale, senza riferimenti personali, polemici o allusivi.

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