Dalla parte di tutti: cittadini, giornalisti e polizia

Le forze dell’ordine, così come la Rai, non sono una controparte politica. Nel sistema democratico le forze dell'ordine rappresentano uno strumento attraverso cui lo Stato dovrebbe garantire sicurezza, diritti e tutela a tutti i cittadini, indipendentemente dalle opinioni espresse; così come la Rai rappresenta uno strumento con cui lo Stato dovrebbe garantire la libertà di informazione. Quando vengono aggredite, non si è più nell’ambito della protesta o del dissenso, ma in quello dell’attacco alle istituzioni e alla convivenza civile.
La gestione dell’ordine pubblico, tuttavia, è una responsabilità politica. Spetta a chi governa prevenire le tensioni, stabilire regole chiare, valutare i rischi e impedire che gruppi violenti — spesso già noti — possano trasformare manifestazioni o eventi pubblici in occasioni di scontro. La prevenzione è parte essenziale della tutela sia dei cittadini sia degli stessi operatori della sicurezza.
Quando questa prevenzione manca o risulta inefficace, le forze dell’ordine finiscono per essere esposte a rischi che non dovrebbero affrontare, diventando un parafulmine di conflitti che avrebbero dovuto essere gestiti prima. In questi casi, il prezzo lo pagano gli agenti in prima linea, i giornalisti che svolgono il loro lavoro e i cittadini che subiscono danni materiali o limitazioni alla vita quotidiana.
È necessario distinguere con chiarezza tra il diritto di manifestare — che resta un pilastro democratico — e le azioni violente. Aggressioni organizzate, incendi, lanci di oggetti e attacchi mirati non sono espressione di dissenso: sono atti che rientrano nella sfera della delinquenza e che vanno trattati come tali, senza ambiguità né giustificazioni.
Allo stesso tempo, è corretto ricordare che in molte occasioni la stragrande maggioranza dei partecipanti alle manifestazioni si muove in modo pacifico. Episodi di violenza compiuti da una minoranza finiscono spesso per oscurare le ragioni, anche legittime, di chi manifesta senza alcuna intenzione di scontro. Una narrazione equilibrata dovrebbe tenere conto di entrambe le dimensioni, senza assolvere i violenti ma senza cancellare il contesto.
Difendere la legalità non significa negare il conflitto sociale o il diritto al dissenso. Significa affermare che la violenza non è uno strumento accettabile e che chi colpisce persone, beni o istituzioni si pone fuori dal perimetro del confronto democratico. Difendere le forze dell’ordine, i giornalisti e i cittadini significa difendere la sicurezza collettiva e le regole minime della convivenza civile.
Uno Stato credibile non arretra di fronte alla violenza, ma allo stesso tempo ha il dovere di prevenire gli scontri, garantire trasparenza, assicurare responsabilità a tutti i livelli e tutelare i diritti fondamentali, senza alimentare una spirale permanente di contrapposizione.

Commenti

  1. Stai facendo troppo il veltroniano, contento per tutti.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post più popolari