Bruttissimo episodio a Sesto Fiorentino
Oggi, a Sesto Fiorentino, le celebrazioni per la Giornata della Memoria hanno assunto una forma che lascia profondamente perplessi. È stata infatti esposta l’immagine di una persona con un linguaggio e una rappresentazione che richiamano l’idea di un “ricercato” e l’accusa di crimini di guerra, in riferimento al console di Israele.
Ho sentito chi conosce questa persona da molto tempo e sa quanto la sua storia personale e professionale sia lontana da simili etichette. Tuttavia, al di là del legame umano e dell’amarezza per la situazione che lui e la sua famiglia stanno vivendo, ciò che colpisce maggiormente è il silenzio che circonda un gesto di questo tipo: il silenzio di una parte della comunità, delle istituzioni e di chi solitamente si richiama ai valori civili.
Nel ricordare la liberazione di Auschwitz, ci si dovrebbe interrogare sul senso delle iniziative simboliche che vengono messe in campo. Trasformare una commemorazione in un atto di esposizione pubblica contro un singolo individuo, la cui unica funzione è rappresentare uno Stato, solleva interrogativi profondi sul rispetto della storia e sul messaggio che si consegna al futuro.
Stiamo iniziando a generalizzare troppo. Non tutto ciò che ha a che fare con Israele coincide con la guerra. Le tre religioni abramitiche – cristianesimo, ebraismo e islam – condividono radici comuni, ma questo non significa che professare una fede o ricoprire un ruolo istituzionale equivalga ad approvare o giustificare conflitti armati.
Il rischio è che l’odio ideologico finisca per oscurare la complessità della realtà e per colpire persone che non hanno responsabilità dirette nei fatti che si contestano. Di fronte a queste dinamiche, è legittimo chiedersi fino a quando una società possa accettare simili derive senza reagire.
Esprimere solidarietà a chi subisce queste forme di pressione non è una presa di parte politica, ma un richiamo a un principio più generale: di fronte all’odio e alla semplificazione aggressiva, il silenzio non può essere una risposta.
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