Siamo uguali

Non importa essere maschio o femmina,
nero o bianco,
grande o piccolo,
gay o etero,
boreale o australe,
religioso o non religioso,
alto o basso,
grasso o magro,
bello o brutto,
giovane o vecchio,
lavoratore o studente,
imprenditore o operaio,
laureato o non laureato,
di sinistra o di destra.
Queste parole descrivono differenze reali, esperienze diverse, percorsi che non sono mai identici.
Ma nessuna di esse definisce il valore di una persona.
Le differenze servono a capirci meglio, non a classificarci meglio.
Diventano un problema solo quando vengono usate come etichette rigide, come scorciatoie per giudicare, per semplificare l’altro fino a cancellarlo.
Prima di ogni categoria, di ogni identità, di ogni appartenenza, c’è una cosa che ci accomuna tutti:
siamo esseri umani.
Una sola razza, dunque: la razza umana.
Con tutte le sue contraddizioni, le sue fragilità, le sue responsabilità.
Riconoscere le differenze non significa dividerci.
Significa ricordare che nessuna differenza giustifica disuguaglianze, esclusioni o disumanizzazione.
È da qui che passa il rispetto.
Non dall’uniformità, ma dalla comune umanità.

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