Valeria Fedeli

Ricordare una persona appena scomparsa non significa santificarla, né sospendere ogni giudizio critico.

Significa, più semplicemente, riconoscere che una vita pubblica – come tutte le vite pubbliche – è fatta di scelte, responsabilità, limiti e anche di conflitti.

Valeria Fedeli è stata una figura politica discussa, come lo sono state molte persone che hanno ricoperto incarichi istituzionali. Le sue posizioni, il suo percorso, le sue decisioni sono state oggetto di critiche legittime, che restano tali anche oggi e che non vanno cancellate né edulcorate.

Allo stesso tempo, non riesco a condividere né a comprendere la gioia, il sarcasmo o il disprezzo esibiti da chi esulta per la morte di qualcuno. Non è una questione di schieramento politico, ma di misura, di linguaggio e di rispetto umano minimo. La morte non rende migliori le persone, ma non le rende nemmeno un bersaglio.

Questo criterio non vale solo per Valeria Fedeli. L’ho applicato allo stesso modo ricordando Giorgio Napolitano, la regina Elisabetta II, papa Francesco e Silvio Berlusconi: figure profondamente diverse tra loro, alcune lontane dalle mie idee, tutte però accomunate dall’aver inciso, nel bene e nel male, sulla storia del loro tempo. In nessuno di questi casi ho ritenuto corretto trasformare il lutto in santificazione, né la critica in insulto.

Prendere le distanze dall’odio non significa assolvere, così come riconoscere il ruolo pubblico di una persona non significa condividerne ogni scelta. Sono due piani distinti che spesso, volutamente o meno, vengono confusi.

Scrivo questo per chiarezza, non per polemica.

Chi vorrà discutere nel merito delle idee, delle decisioni e delle responsabilità politiche lo faccia pure. Chi invece sente il bisogno di usare la morte come pretesto per deridere, disumanizzare o insultare, sta parlando di sé, non della persona scomparsa.

Commenti

  1. In ogni caso io avevo stima di Valeria Fedeli e la ringrazio per il suo impegno politico, sindacale e sociale

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  2. Potevi benissimo fare i complimentoni o le critiche, no quelle non hai il coraggio di farle, in tutti gli anni in cui era viva e magari esporti quando era in carica invece di provare a salire alla ribalta fingendoti dispiaciuto e addolorato quando viene data la notizia pubblica di una morte più o meno celebre, mostri il contrario di una virtù facendo come fai tu e non dire che non è vero.

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    1. Su una parte ti dò ragione, potevo parlare di lei quando era viva

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  3. insomma purché se ne parli, criminali e condannati non fai distinzione e non vedi nessuna differenza, ne parlano i giornali e tu da sciacallo non sei da meno.

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    1. I commenti sono benvenuti se attinenti al contenuto. Gli attacchi personali no. E Valeria Fedeli non era nè condannata nè criminale. Tutt'altro

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